Figlio della Standa
Sono un figlio della Standa, uno dei più affezionati nostalgici. Conservo una foto di quando a tre anni stavo fra le braccia di Babbo Natale al secondo piano del grande magazzino più bello di sempre: ero felice.
Crescendo, ho imparato ad apprezzare i vari reparti abbigliamento, profumeria, paccottiglia, le signorine alla cassa, i lustrini. Mia madre andava a comprarci le tazzine blu di Wedgwood. Poi, ai tempi delle scuole medie e superiori mi trastullavo a scegliere maglioncini di pura lana vergine e mutande bellissime, infine da universitario ci facevo la spesa: pasta, cordon bleu e galletti amburghesi Vallespluga, le caramelle Ricola in barattolo molto diverse da quelle insapori di oggi (le Ricola non sono più quelle di una volta).
Poi le Standa chiusero per sempre e al loro posto spuntarono altri magazzini squallidi dai colori elettrici, fu la fine di un'era. Ormai odio i grandi magazzini anonimi, i centri commerciali immensi, stordenti e intontenti, alla Standa era tutto un altro mondo che non potrà più tornare tranne nei sogni dei nostalgici figli del primo sano consumismo.